Virus aziendali

Tra le più pericolose epidemie che stanno dilagando nel paese dei balocchi, in Europa e nel mondo, ce n’è una che aggredisce le medie e grandi aziende e che si sta diffondendo a ritmi preoccupanti, causando danni incalcolabili.

Il virus responsabile di questo contagio è il cosiddetto ”giovane e brillate manager”, un vero e proprio agente patogeno in grado di bucare brillantemente le difese immunitarie aziendali, infiltrarsi brillantemente ai massimi livelli dirigenziali, provocare brillantemente danni enormi ed infettare brillantemente un soggetto successivo prima che il soggetto precedente soccomba. Brillantemente.

Il modus operandi di questo virus è abbastanza semplice e sfrutta il comune punto di maggiore vulnerabilità di tutte le aziende medio grandi: l’avidità.

Si presenta o si fa presentare alla proprietà o al CDA. Si propone di amministrare un comparto (spesso un comparto tecnologico) senza saperne nulla ma promettendo di far risparmiare all’impresa milioni di euro. Si sa vendere bene e viene quindi inoculato direttamente nell’organico aziendale bypassando le difese immunitarie dell’ufficio personale. Una volta insediatosi, il virus inizia un costante e meticoloso lavoro di erosione dall’interno mettendo in atto una scellerata riduzione dei costi che non passa attraverso l’ottimizzazione dei processi e delle spese, ma viene effettuata semplicemente tagliando indiscriminatamente servizi e risorse a destra e a manca, anche laddove (alla lunga) è controproducente farlo.

A quel punto il livello di stress aziendale inizia lentamente ad aumentare, giorno dopo giorno, taglio dopo taglio. Quello che prima si riusciva a fare bene in cinque, oggi lo si fa meno bene in quattro, domani ci si farà un culo così per farlo male in tre e dopodomani non lo si farà proprio perché verrà delocalizzato in Romania, in India o in Cina, dove costerà dieci volte meno.

E cosa importa se poi il lavoro non verrà fatto o sarà da rifare di sana pianta? Nulla. Assolutamente nulla. Per due semplici motivi. Uno: al giorno d’oggi la qualità non ha più alcun valore ed è molto più bravo il manager che spende la metà per un progetto disastroso, che quello che spende il giusto per un progetto ben riuscito. Due: Quando (con calma) l’azienda si accorgerà che i costi sono stati ridotti tagliando la manutenzione della flotta aziendale, risparmiando sui contratti di supporto per gli impianti di produzione, incentivando l’esodo dei dipendenti validi e tenendosi in casa quelli che costano meno (e se costano meno spesso un motivo c’e’), eccetera, eccetera… in quel momento il giovane e brillante manager sarà già dall’altra parte dell’universo conosciuto, perché nel frattempo si sarà rivenduto a peso d’oro all’azienda concorrente, promettendo mari e monti e portando come esempio la riduzione dei costi appena effettuata.

E il contagio continua.

Nel frattempo, chi ne fa le spese sono naturalmente i dipendenti delle aziende aggredite dall’attacco virale che ne escono con le ossa rotte. Quelli rimasti, vanno in ufficio vomitando. Gli altri, sono andati a rinforzare ulteriormente le fila dell’esercito del precariato poiché il giovane e brillante manager è riuscito con le buone o con le cattive a cacciarli.

Un consiglio: se scoprite che la vostra azienda sta cercando un ‘giovane e brillante manager’, iniziate a cercarvi un nuovo lavoro.

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Wasabi


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